Ripensare l’accoglienza tra trauma e geopolitica
20 gennaio 2026 Sofia Pellicciotti
Al festival di Diversa/mente otto incontri in cui la psicanalisi dialoga con l’attualità
L’incontro con la violenza umana e la sua distruttività. Il trauma che si tramanda di generazione in generazione e che, per essere elaborato, richiede il passaggio dall’io al noi. Il gruppo che può accogliere, terminare, risignificare.
Si è aperto lo scorso sabato il festival “La geopolitica, le rappresentazioni dell’alterità e i diritti dello straniero. Prospettive di accoglienza e di cura”. Il ciclo di conferenze, incentrato sul tema dell’accoglienza e della cura nel contesto delle trasformazioni attuali, è organizzato dall’associazione Diversa/mente, che da più di 20 anni opera nel territorio bolognese nell’ambito delle migrazioni e dell’accoglienza. Una realtà interdisciplinare di psicologhe, antropologhe, educatrici e giuriste che si lasciano interrogare dal malessere sociale e si rendono disponibile all’incontro con quella che la psicoterapeuta Patrizia Brunori ha definito «l’Inevitabile dipendenza dai contesti».
Dai gruppi di dialogo nella Bosnia del post-guerra, alla riflessione sulle migrazioni, fino alla violenza del contesto geo-politico attuale, il primo incontro è incentrato sulla costruzione sociale del perdono. «Viviamo immersi nei traumi della Storia e facciamo fatica a pensare al perdono come mezzo per regolare i conflitti, forse perché lo associamo alla religione – spiega Brunori nel suo intervento –. Ma il perdono non è dimenticanza. Esige giustizia e la sua forza è proprio la capacità di mantenere la memoria senza sfociare in violenza».
Quando il trauma isola e spezza il legame tra esperienza e linguaggio, infatti, solo una sua elaborazione collettiva permette di accedere a una trasformazione. «I traumi che non si possono elaborare si ripetono, con una distruttività che ribalta la vittima in carnefice, il passivo in attivo. Ma attenzione – avverte Brunori, in riferimento alla strumentalizzazione del trauma come identità – non è tutto psicanalisi, bisogna considerare anche altri aspetti e valutare quando il trauma è messo al servizio di ideologie politiche e religiose».
Riprendendo le parole di Brunori, Gustavo Gozzi, professore di Storia delle dottrine politiche presso la facoltà di Scienze politiche dell'Università di Bologna, amplia lo sguardo alla dimensione storica dei conflitti, e descrive come «segnato dallo scontro tra la forza e il diritto» il quadro geopolitico attuale. «L’essenza della geopolitica – chiarisce il professor Gozzi – è la forza che viola il diritto, per cui tutto è lecito se lo pretende l’interesse nazionale. Le conseguenze delle violazioni del diritto internazionale, un secolo fa così come oggi, fanno sì che la Terra diventi un mondo di nessuno, un caos dove non c’è giustizia». Ancora una volta, l’unico strumento per resistere, per uscire dal disagio della civiltà nel mondo postmoderno è il passaggio dall’io al noi, un ripensamento del diritto dello straniero, in astratto del nostro rapporto con l’Alterità. Perché «la mente umana – conclude Gozzi – non può restare senza narrare, senza parlare sia della bellezza che dell’orrore che ci circonda». È proprio attraverso questa apertura all’altro che la teoria si trasforma in esperienza concreta: la giustizia e il perdono che nascono dalla carnalità delle relazioni, dal contatto reale con chi ci sta accanto.
Il festival di Diversa/mente prevede otto incontri a cadenza bisettimanale, accompagnati da due presentazioni di libri e da una cena sociale. Il prossimo appuntamento sarà sabato 31 gennaio, dalle ore 9.00, presso la Casa di Quartiere Giorgio Costa. Clicca qui per leggere il programma completo.
https://incronaca.unibo.it/archivio/2026/01/20/ripensare-l2019accoglienza-tra-trauma-e-geopolitica

